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Un libro, come avere un figlio

Ogni volta che ho scritto o che scrivo un libro mi sento madre di qualcosa estremamente intimo. Non esagero è la pura verità. Più si scrive con Amore maggiore si sente proprio quel pezzetto di vita, quel foglio di carta che poi assumerà la fattezza di un libro. A me piace sentirmi madre del mio libro, tant’è che quando vedo che sto per completarlo o sta per prendere il volo un tantino mi dispiace.
Cullare tra le mani la creatura che sei riuscita a crescere è soddisfazione pura è successo tradotto in orgoglio. Non ha bisogno di presentazioni un buon libro, esso viaggia solo. Esso va per strade proprie una volta che si è staccato da te, pur restandoti attaccato da un sottile filo da una lamina invisibile per tutta la vita.

Scorrere pagina dopo pagina, parola con parola fa crescere in te la consapevolezza che ciò che cresci non ha eguali. La scrittura è appagante, e il libro come un figlio diviene parte di te e del tuo mondo. Un po’ dispiace quando si volta l’ultima pagina per scrivere la parola fine! Hai la sensazione che qualcosa si allontana dalle tue mani, ma non dal tuo cuore.

Posso dire che l’aver scritto non è tutto. La missione del libro è saziare quel senso di vuoto che c’è in noi! Un buon libro va a colmare i vuoti dell’anima, riempiendoli di se e facendoti conoscere l’amico che c’è in lui. Quando il libro vedrà la sua pubblicazione all’autrice rimane la gioia di averlo fatto nascere: come un figlio per la propria mamma è il suo orgoglio di vita.

Gina Scanzani 29.05.2021